Tutta “una certa Milano” è passata di lì...

 ...per vedere, farsi vedere e per gustare i piatti che il mitico Signor Bebel pensava, fin dai primi anni ‘80, per i suoi ospiti.

 

Personaggi della finanza e imprenditori; scrittori e giornalisti soprattutto dal vicinissimo Corriere della Sera; signori e signore dello spettacolo e del bel mondo hanno frequentato con assiduità questo ristorante, ritrovandosi quasi settimanalmente vicini di tavolo.

 

A proposito di “bel mondo”, è alle fattezze di Jean Paul Belmondo che si deve il nome Bebel, proprio per la somiglianza dell’attore francese con l’anfitrione che ha avuto l’intuizione di giocare su questo appellativo e di creare una gradevole convivialità nel piacere di rapporti formali trasformati in amicizia. E di progressivi, ma nello stesso tempo sempre virtuosi, stuzzicanti menu.

 

Si sapeva che Bebel avrebbe scelto al mercato il meglio di ogni cosa, dagli ovuli  più belli ai carciofi più croccanti, dai tartufi più profumati ai pesci e ai crostacei brillanti per freschezza, dai diversi tagli di carne piemontese fino alla trippa.

Per assicurare quella costanza di qualità che ha sempre garantito nei suoi piatti.

 

Il mondo gourmand, fuori dalla porta, si stava trasformando e nuove impostazioni nelle cucine dei grandi chef ottenevano successi e protagonismi mai considerati fino allora. 

Questo non era e non è ancora oggi l’obiettivo di Bebel che è riuscito a scavalcare impassibile i decenni e che adesso, con i nuovi dinamici soci e dopo un accurato maquillage al locale, ha deciso che la sua cucina deve continuare con l’inconfondibile stile di sempre, rassicurando e assicurando freschezza, vera stagionalità, semplicità e genuinità.

 

Il menu diventa quasi un pro forma: certo, c’è tutto quello che viene elencato, ma se durante la spesa Bebel è stato folgorato da qualche primizia particolarmente intrigante, allora ecco che si rinnova la magia di piatti dettati dal piacere di piacere.

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 ...per vedere, farsi vedere e per gustare i piatti che il mitico Signor Bebel pensava, fin dai primi anni ‘80, per i suoi ospiti.

 

Personaggi della finanza e imprenditori; scrittori e giornalisti soprattutto dal vicinissimo Corriere della Sera; signori e signore dello spettacolo e del bel mondo hanno frequentato con assiduità questo ristorante, ritrovandosi quasi settimanalmente vicini di tavolo.

 

A proposito di “bel mondo”, è alle fattezze di Jean Paul Belmondo che si deve il nome Bebel, proprio per la somiglianza dell’attore francese con l’anfitrione che ha avuto l’intuizione di giocare su questo appellativo e di creare una gradevole convivialità nel piacere di rapporti formali trasformati in amicizia. E di progressivi, ma nello stesso tempo sempre virtuosi, stuzzicanti menu.

 

Si sapeva che Bebel avrebbe scelto al mercato il meglio di ogni cosa, dagli ovuli  più belli ai carciofi più croccanti, dai tartufi più profumati ai pesci e ai crostacei brillanti per freschezza, dai diversi tagli di carne piemontese fino alla trippa.

Per assicurare quella costanza di qualità che ha sempre garantito nei suoi piatti.

 

Il mondo gourmand, fuori dalla porta, si stava trasformando e nuove impostazioni nelle cucine dei grandi chef ottenevano successi e protagonismi mai considerati fino allora. 

Questo non era e non è ancora oggi l’obiettivo di Bebel che è riuscito a scavalcare impassibile i decenni e che adesso, con i nuovi dinamici soci e dopo un accurato maquillage al locale, ha deciso che la sua cucina deve continuare con l’inconfondibile stile di sempre, rassicurando e assicurando freschezza, vera stagionalità, semplicità e genuinità.

 

Il menu diventa quasi un pro forma: certo, c’è tutto quello che viene elencato, ma se durante la spesa Bebel è stato folgorato da qualche primizia particolarmente intrigante, allora ecco che si rinnova la magia di piatti dettati dal piacere di piacere.

 ...per vedere, farsi vedere e per gustare i piatti che il mitico Signor Bebel pensava, fin dai primi anni ‘80, per i suoi ospiti.

 

Personaggi della finanza e imprenditori; scrittori e giornalisti soprattutto dal vicinissimo Corriere della Sera; signori e signore dello spettacolo e del bel mondo hanno frequentato con assiduità questo ristorante, ritrovandosi quasi settimanalmente vicini di tavolo.

 

A proposito di “bel mondo”, è alle fattezze di Jean Paul Belmondo che si deve il nome Bebel, proprio per la somiglianza dell’attore francese con l’anfitrione che ha avuto l’intuizione di giocare su questo appellativo e di creare una gradevole convivialità nel piacere di rapporti formali trasformati in amicizia. E di progressivi, ma nello stesso tempo sempre virtuosi, stuzzicanti menu.

 

Si sapeva che Bebel avrebbe scelto al mercato il meglio di ogni cosa, dagli ovuli  più belli ai carciofi più croccanti, dai tartufi più profumati ai pesci e ai crostacei brillanti per freschezza, dai diversi tagli di carne piemontese fino alla trippa.

Per assicurare quella costanza di qualità che ha sempre garantito nei suoi piatti.

 

Il mondo gourmand, fuori dalla porta, si stava trasformando e nuove impostazioni nelle cucine dei grandi chef ottenevano successi e protagonismi mai considerati fino allora.

 

Questo non era e non è ancora oggi l’obiettivo di Bebel che è riuscito a scavalcare impassibile i decenni e che adesso, con i nuovi dinamici soci e dopo un accurato maquillage al locale, ha deciso che la sua cucina deve continuare con l’inconfondibile stile di sempre, rassicurando e assicurando freschezza, vera stagionalità, semplicità e genuinità.

 

Il menu diventa quasi un pro forma: certo, c’è tutto quello che viene elencato, ma se durante la spesa Bebel è stato folgorato da qualche primizia particolarmente intrigante, allora ecco che si rinnova la magia di piatti dettati dal piacere di piacere.